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Nato dalla fusione tra “algorithm”, cioè algoritmo, e “speak”, cioè parlare, l’algospeak è un linguaggio alternativo in voga soprattutto tra i millennial fatto di parole storpiate o modificate con lo scopo primario di evitare che gli algoritmi le intercettino.

Un banale esempio è la parola “se$$o” che sostituisce un termine che gli algoritmi dei social probabilmente non gradirebbero, riducendo la visibilità dei post in cui è inserito o addirittura bloccandolo.

Ma ci sono casi in cui si usa l’algospeak di gran lunga più rischiosi.

Ad esempio per rivolgersi al vibratore c’è chi usa l’espressione “spicy eggplant”, di solito accompagnato dall’immancabile emonji della melanzana.

Altri esempi: al posto di “nipples” (capezzoli) c’è chi usa “nip nops” ed al posto della sigla “Lgbtq” c’è chi preferisce l’espressione “leg booty”.

L’algospeak, oltre a prevedere la sostituzione di caratteri con simboli o di intere parole con altre, permette anche di riportare i termini originali ma in modo parziale per renderli irriconoscibili alla “stupida” social A.I..

Ad esempio per impedire agli algoritmi di riconoscere post “di guerra” c’è chi è solito troncare la parola “Russia” in “Russ” oppure la parola “Putin” in “Put in”.

A proposito esiste un interessante caso di algospeak che non riguarda strettamente la censura algoritmica ma umana.

Nel 2009 una band della Giorgia provò a presentarsi alla finale dell’Eurovision Song Contest con il pezzo “We don’t wanna put in” per evitare che, per via delle policy, non fosse ammesso alla gara. Tuttavia non ci riuscirono: fu chiesto alla Giorgia di cambiare il testo della canzone, questa si rifiutò e finì per non partecipare.

Tornando all’uso più classico dell’algospeak, che è quello anti-A.I. sui social, altri esempi sono:

  • “Unalive” al posto di “dead”.
  • “Le dollar bean” al posto di “lesbian”.
  • “Panini” al posto di “pandemic”.

Tipica di Instagram è invece l’espressione “blink in lio” al posto di “link in bio”.

E tu? Fai uso dell’algospeak se non per raggirare blocchi e censure algoritmiche almeno per aumentare la portata organica dei tuoi post?

Confrontiamoci!


Leo Cascio

Leo Cascio

Sono brand builder, creator, consulente, formatore e divulgatore di web marketing. Autore del libro "Personal Branding sui Social" (link Amazon).
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