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Stavo scorrendo Pexels (un ottimo sito di foto stock) quando m’è spuntata questa foto che m’ha fatto accendere la lampadina: il cactus a forma di ghiacciolo che vedi m’ha fatto pensare al pericolo insito nel superare la comfort zone sperimentando cose nuove e pericolose.

E m’ha fatto pensare all’imperativo “fallo!”, parolina che messa su Midjourney (fantastico tool di AI che crea immagini fantastiche digitando ciò che vogliamo) ci regalerebbe roba hot che manco il Rocco nazionale ma che dopotutto è solo la traduzione del payoff più famoso al mondo: quel “just do it” della Nike che da decenni ispira marketer e non.

E allora, e pazienza se sembrerà un controsenso dopo il mio “invito alla tolleranza” del “ne parliamo a settembre” di un post di qualche giorno fa, questa volta voglio scrivere due righe sull’importanza di non procrastinare.

Procrastina ciò che vuoi ma non la tua carriera

Ma non nel senso di imporci di portarci il laptop al mare pure a ferragosto, ma di non rimandare per anni quella cosa importante che una vocina (la vocina del nostro “perché”) ci dice di fare forse da sempre ma a cui non abbiamo mai voluto dare ascolto decidendo di non farla mai.

Una cosa che potrebbe essere qualsiasi cosa ma che da personal brander voglio pensare possa essere la decisione di fare personal branding “bene”, meglio ancora col supporto di uno specialista. Che in giro, tra l’altro, ce ne sono di bravi (cough cough… colpo di tosse!).

Vedi, il punto è che la vita, e qui mi faccio schifosamente serio, è come una partita di calcio che non possiamo vincere se ci ostiniamo a stare seduti in tribuna a sbuffare sulle pessime chiamate dell’arbitro.

Dovremmo invece entrare in campo, calciare quel pallone e farci strada verso la porta della realizzazione personale!

Potrebbe sembrare un gol impossibile da fare ma è meglio provarci piuttosto che vivere col rimpianto di non averlo mai tentato quel fottuto tiro.

Anche perché la partita dura 90” e poi finisce.

Certo, capiterà che sul più bello un difensore avversario ci entrerà da dietro facendoci la bua e l’arbitro dirà, questa volta azzeccandoci, “fallo!”. Ma ci rialzeremo e ci riproveremo finché la palla non entra nel sette.

Che poi, anche restassimo a secco di gol, siamo sicuri che il vero obiettivo sia vincere?

O piuttosto il vero obiettivo è abbracciare “la bellezza dell’imprevisto” secondo i dettami del nostro perché?

Io dico la due. Tu?

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(Foto: Pexels)

Leo Cascio

Leo Cascio

Sono brand builder, creator, consulente, formatore e divulgatore di web marketing. Autore del libro "Personal Branding sui Social" (link Amazon).
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