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Nelle mie consulenze di personal branding spesso do un consiglio che considero molto importante:

Quando comunichi non prenderti troppo sul serio!

Ma come si fa?

In my humble opinion il primo passo per riuscirci è evitare o limitare il “parlare di sé“, concentrandosi piuttosto sugli altri, sui loro bisogni e problemi, portando l’attenzione sul pubblico di riferimento.

Si tratta di fare personal branding FUORI da quella “comfort zone fatta di illusorie sicurezze” in cui tendiamo un po’ tutti ad oziare.

In effetti fare “ego-branding” è un errore molto diffuso che andrebbe evitato.

Basta girarsi intorno o scrollare i social per ascoltare o leggere i post di persone che, più o meno esplicitamente, non fanno che dare mostra del proprio ego vantandosi di quanto siano brave e capaci: un atteggiamento deleterio per il personal brand visto che allontana il pubblico, che si sentirà poco considerato.

E già, spesso non ci si pensa ma tutto ruota attorno alle persone. E sai perchè? Proprio perchè le persone vogliono essere considerate ed ascoltate (lo dice la scienza, eh!).

Ma non solo: concentrarsi su se stessi è qualcosa che ammazza sul nascere anche la creatività.

Non a caso chi travisa totalmente il personal branding spesso usa slogan killer tipo “siamo leader del mercato” o “offriamo servizi a 360 gradi“. Frasi che, malgrado gli sfottò dei copywriter, continuano ancora a capeggiare sui siti web e profili social aziendali.

Come essere creativi?

Ci sono molti modi per essere creativi. La creatività non è cosa banale ed in ogni caso bisogna “lavorare su se stessi” munendosi di pazienza per trovarla.

Personalmente ho imparato ad esprimerla andando OLTRE al solo “non prendermi troppo sul serio”.

In sostanza ho imparato ad essere creativo facendo… il cretino!

Hai capito bene: se mi conosci poco o affatto sappi che la mia chiave espressiva, soprattutto sui social (dove il problema di catturare l’attenzione è probabilmente ancora maggiore rispetto ai blog), è proprio “scherzarci su”, cercando con qualche autoironica battuta di strappare un sorriso o risata al mio pubblico.

Insomma mi piace prendermi in giro, anche per giocare d’anticipo (l’idea di fondo è che “se mi prendo per il culo prima io, gli altri non avranno piacere nel farlo, così non lo faranno!”).

Ad ogni modo giocare la carta dell’ironia è il mio modo di non prendermi troppo sul serio. Anche scherzando sugli altri, ma senza offendere.

Ad esempio, ti mostro questa battuta, un po’ pesantuccia, che ho pubblicato lunedì mattina:

Fonte: www.facebook.com/leocasciocom/posts/pfbid0od

Mi piace fare il giullare, lo so (come spiego qui è uno dei miei archetipi).

D’altronde non essendo per nulla bigotto mi piacciono anche le battute un po’ sconce.

Apro parentesi per un momento serissimo: ho detto sconce, non “politically scorrect” che è altra cosa (ne parlo tanto nel mio blog ad esempio qui)! Infatti cerco di comportarmi con etica, che anche in questo caso rispetto alla morale è altra cosa, facendo attenzione a non offendere “certe categorie”. A proposito se per caso quella battuta ti ha offeso o offesa, sappi che anche se non uso lo “schwa” la intendo assolutamente rivolta proprio a tutti  i generi! Chiusa parentesi.

Far ridere crea empatia

Tornando comunque all’argomento “fare gli scemi per far ridere”, questo è tra l’altro uno dei modi migliori per legarsi perchè crea ed accresce l’empatia.

Social come TikTok devono non a caso la loro fortuna alla valorizzazione di contenuti divertenti (il top influencer Khaby Lame, di cui ho parlato tempo fa in questo articolo, ne è l’esempio più evidente).

Insomma per come la vedo io (ed a quanto pare non solo!) buttarla sullo scherzo può essere un buon modo per essere creativi, forgiando un tone of voice originale con discrete chance che diventi memorabile.

Un modo, secondo me, da tenere in considerazione per sviluppare contenuti unici e diversi, che possano differenziarsi rispetto a quelli degli altri.

Occhio però

Bisogna però fare molta attenzione: se da un lato un “tone of voice simpatico” (che comunque non è da tutti, se non siete cazz… ehm… “simpatici inside” evitate perchè vi assicuro che da fuori si nota!) può essere la chiave per non bruciarsi contatti sul nascere, dall’altro lato non bisogna MAI dimenticare di trasmettere il PROPRIO messaggio con un contenuto utile ed in linea col “personal branding focus”.

Per spiegare bene questo concetto mi piace sempre ricordare il mitico compianto, e mio amico, John Peter Sloan che, quale mix stupendo tra il prof. d’inglese ed il cabarettista che era, tra uno scherzo e una battuta insegnava l’inglese (il suo core business!) in modo efficacissimo!

Del suo metodo d’insegnamento originale che si basava proprio sulla risata ne parlai anni fa qui.

Insomma, a meno di non fare gli stand-up comedian, il vero obiettivo non è “far ridere” (che semmai è un mezzo) ma portare valore agli altri.

Ricordati sempre che se si esagera con le battute si corre il rischio di rendersi “ridicole macchiette”.

Senza contare come già accennato che se non si ponderano bene le parole il rischio di offendere per motivazioni legate ad una scarsa inclusività è dietro l’angolo (e già, certe parole possono ferire!). E riparare poi ad una caduta di stile grave può essere difficoltoso.

Un ingrediente speciale

La risata rimane comunque un “ingrediente speciale”, ciò che può fare davvero la differenza nella comunicazione. La risata è un po’ come una spezia particolare, o banalmente come il sale che insaporisce le pietanze ma che se è in eccesso può rovinarle.

Per concludere, bisogna stare molto attenti a non fare come i tanti che, a differenza di Khaby Lame, pur riuscendo magari a strappare una risata, senza una vera ed etica strategia comunicativa rischiano di rendere poco utile e “monetizzabile” la propria attività sui social.

E no, in tal caso non sarebbe affatto un buon personal branding.

E alla fine, per chi si presta a questo gioco al massacro alimentato da like facili, ci sarebbe poco da ridere.


Leo Cascio

Leo Cascio

Sono brand builder, creator, consulente, formatore e divulgatore di web marketing. Autore del libro "Personal Branding sui Social" (link Amazon).
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