Giorni fa ho dovuto sostituire la cinghia delle tapparelle di casa. Alcune di queste erano così consumate da renderne il sollevamento poco scorrevole, altre si erano del tutto rotte, facendole abbassare completamente oscurando la finestra.

Non potendo far intervenire un tecnico, visto l’attuale “fermo da Covid-19”, mi sono occupato io stesso di questo lavoro di manutenzione. Così una volta ordinate e arrivate le nuove cinghie (a proposito, dovessi mai avere anche tu lo stesso problema ti consiglio questo modello da Amazon), sono salito sulla scala munito di cacciavite. Da premettere che con il fai da te me la sono sempre cavata, eppure non avendo mai sostituito una tapparella la sostituzione non si è rivelata subito semplicissima.

Infatti rimossa la vecchia tapparella, ho provato istintivamente ad inserire la nuova nella grande puleggia, convinto che fosse la cosa più ovvia e semplice da fare.

Ma mi sbagliavo.

Non c’è voluto molto per capire che se avessi continuato ad improvvisarmi, non ci sarei riuscito. Sono sceso dalla scala e, riflettendo, ho capito che per sostituire la vecchia cinghia avrei dovuto prima di tutto raccogliere tutta la tapparella nella parte alta della finestra e cioè nell’alloggiamento della puleggia, e solo dopo inserire la nuova cinghia ed abbassarla. L’estremo opposto sarebbe dovuto essere poi agganciato alla puleggia sottostante, avendo cura di caricarne prima la molla.

Insomma, una volta compreso il corretto metodo di sostituzione, perché di questo parliamo, sostituire la tapparella si è rivelato un gioco da ragazzi, roba da pochi minuti.

Questa piccola esperienza mi ha fatto pensare all’importanza e alle differenze tra procedure.

Ci sono obiettivi infatti che puoi raggiungere seguendo procedure diverse tra loro, come fossero delle “strade diverse” da percorrere che giungono tutte alla stessa meta.

E poi ci sono obiettivi che necessitano di una ed una sola procedura da seguire rigidamente, in modo assolutamente preciso, eseguendo meticolosamente tutti i passaggi: se non fai così non potrai mai raggiungerle!

In sostanza è come se, provando a violare questa “regola” (un po’ come me quando cercavo di aggiustare la tapparella nel modo sbagliato), la strada che stai percorrendo venisse interrotta, diventando un vicolo cieco che ti costringe a tornare indietro ricominciando tutto da capo.

Le procedure “obbligatorie” nel Personal Branding

Il Personal Branding, come probabilmente sai, non è solo una strategia di comunicazione ma è da intendere anche come un “percorso” professionale ed umano, qualcosa che per essere lanciato e sviluppato presuppone l’esecuzione di un mix di attività da eseguire sia in modo rigido che elastico.

Non esiste infatti un’unica strategia/percorso di personal branding vincente: ce ne possono essere diverse più che valide che portano tutte all’obiettivo.

Ad esempio Bill Gates, il fondatore della Microsoft, ha raggiunto il successo del suo brand seguendo la strategia di sviluppo di software “proprietario”, cioè dal codice sorgente privato. Eppure questo non è l’unico modello di business di successo che avrebbe potuto seguire. Probabilmente ne avrebbe avuto ugualmente anche se avesse reso Microsoft la prima azienda al mondo di software open-source. Forse avrebbe generato meno utili, chi può saperlo, ma se così fosse certamente ne avrebbe guadagnato in reputazione, e la reputazione è un asset che può tradursi in denaro (e questo Gates lo sa bene, infatti non è un caso che abbia sapientemente compensato l’immagine dell’imprenditore mercenario con quella di “uomo più generoso al mondo” visto che negli ultimi 20 anni ha donato in beneficenza la bellezza di oltre 45 miliardi di dollari).

Questo esempio per farti capire che le strade per il successo del tuo (personal) brand sono diverse, e come la vedo io non devi necessariamente seguire quella che ti fa guadagnare di più ma puoi scegliere anche quella più lunga o meno remunerativa, purché ti faccia raggiungere il tuo scopo.

Nello stesso tempo però fai attenzione: che non ti faccia pensare che un brand di successo sia frutto del caso. No, non è esattamente così!

Questo perché nonostante la maggior parte degli step da seguire siano “liberamente eseguibili” esistono però determinati “passaggi chiave” che devi rispettare in modo letterale, sia in termini effettivi che temporali.

  • Effettivi perché certe attività vanno fatte in modo certosino, applicando le regole senza se o senza ma.
  • Temporali perché certe attività vanno eseguite al momento giusto, senza anticiparle, posticiparle o addirittura saltarle.

Ti chiederai quali siano queste “attività chiave”, e così prendendo sempre spunto dalla “sostituzione della cinghia della tapparella” eseguita dalle mie sante manine, ho individuato le tre attività chiave del Personal Branding.

Ricorda: dovranno essere eseguite alla lettera, altrimenti, a meno di clamorosi colpi di fattore C, non potrai mai e poi mai raggiungere il tuo obiettivo: rendere “funzionante” la tua tapparella / il tuo brand.

Attività chiave 1: esegui una perfetta analisi di te

Raccogliere tutta la tapparella in cima alla finestra è come raccogliere te stesso. Se hai deciso di lanciarti in un percorso di Personal Branding non fare l’errore di maneggiare subito scala e cacciavite (strumenti), ma fermati a meditare (strategia).

La meditazione in questa primissima fase è fondamentale perchè ti porterà a capire chi sei e cosa vuoi.

La costruzione di un brand non può partire dall’azione, ma dalla riflessione e dall’ascolto di quelle che sono le tue più intime preferenze, i tuoi valori, la tua storia.

Immagina che ogni stecca della tapparella sia un pezzetto del tuo mondo: cosa ti piace fare, quali sono le tue competenze, qual è la tua offerta. Mettile giù su un foglio di carta. Aggiungi anche i tuoi titoli di studio (se ne hai), testimonianze di attività già svolte che hanno aiutato gli altri e che risulteranno utili per sostenere la tua credibilità.

Poi inizia ad evidenziare ciò che è più importante, ciò che senti più TUO, ciò che ti rende più felice e contribuisce a rendere felici gli altri: potrebbero volerci mesi, ma alla fine uscirà fuori il tuo IO.

Attività chiave 2: individua perfettamente il tuo pubblico

Ora che hai raccolto tutto te stesso e capito chi sei e cosa vuoi (attenzione, va bene anche una buona bozza del tuo “chi sei”, potrai “affinare” questa tua ricerca “strada facendo”), devi agganciare la cinghia alla grande puleggia che rappresenta te stesso. Se immagini la cinghia come un “connettore” tra te e il tuo pubblico, capirai la necessità di comprendere quale sia questo tuo pubblico.

Individuare il tuo pubblico è centrale perchè non puoi parlare (e farti apprezzare) a chiunque. Non provarci, sarebbe come parlare al vento.

Se hai già un’attività da “brandizzare” sarai avvantaggiato perché potrai intuire quale sia dal tuo “storico ordini”, ad esempio. Diversamente dovrai fare uno sforzo maggiore, concentrandoti sulle tue esperienze trascorse e rispondendo alla domanda “che genere di persona nella mia vita ho aiutato maggiormente e come ci sono riuscito”.

Attività chiave 3: connettiti e definisci la tua brand identity

Caricare la molla della puleggia piccola ed agganciare l’altro estremità della cinghia puoi immaginarlo come il rapporto con il pubblico di riferimento che hai individuato nell’attività chiave precedente.

Più carichi la molla, meglio la tapparella scorrerà e funzionerà, e di conseguenza anche il tuo brand!

Non dimenticare che un vero personal brand prima ancora di essere un logo riguarda una “connessione tra persone”. Una volta creato questo legame (che inizialmente può essere anche “immaginario” purché trovi applicazione in una community diventando gradualmente reale), puoi lavorare alla tua brand identity: un logo, uno stile narrativo, una serie di elementi che ti contraddistinguano.

La brand identity servirà a fissarti nella loro mente (in ottica di brand positioning, senza una brand identity non potrai concretizzare il tuo personal brand, generando risultati tangibili), ma ricorda che senza aver costruito una relazione genuina potrebbe risultare inutile.

 


 

L’ho fatta molto, molto semplice, è vero.

Ci sono altre attività molto importanti da seguire oltre a quelle per costruire il tuo personal brand: ad esempio l’analisi dei competitor, la definizione della tua “reason why”, la pianificazione e pubblicazione degli importantissimi contenuti e la raccolta dati nell’ottica del tuo miglioramento.

Tuttavia i tre punti chiave che ti ho descritto sono in assoluto quelli fondamentali e di cui non puoi fare a meno, mentre gli altri sono secondari il che non significa che non dovrai occupartene, ma che potrai farlo anche in seguito nell’ottica dell’ottimizzazione del tuo brand (e questo probabilmente ti costringerà ad un parziale re-branding).

Se ti stai avvicinando da poco al Personal Branding la semplice procedura di montaggio della tapparella probabilmente ti aiuterà a ricordare le azioni fondamentali.

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Leo Cascio

Leo Cascio

Consulente, formatore e divulgatore di web marketing, branding e personal branding, autore, co-autore e blogger, sono un siciliano innamorato di Milano, appassionato di inglese, marito e papà.