A meno che tu non faccia parte di una stretta minoranza, sai bene che ormai da diversi giorni il Governo ti ha imposto di chiudere il negozio, l’ufficio, la palestra, l’officina, il ristorante, il bar o l’hotel, ecc.. bloccando completamente il tuo lavoro e, purtroppo, azzerando il tuo reddito.

D’altronde questi sono alcuni dei tristi effetti della grave crisi da Coronavirus.

Certo, magari sei tra quei “fortunati” che hanno potuto portarsi il lavoro a casa, avviando quell’attività che si chiama “smartworking” che fino all’altro ieri magari bollavi come “roba da nerd” e che invece hai capito non esserlo affatto. E magari hai anche capito che sarebbe stato meglio farlo prima per essere, oggi, meno impreparato.

Fatto sta che trovarti davanti ad un laptop piazzato sul tavolo della cucina con i bambini che giocano a rincorrersi in un bilocale da 50 metri quadri mentre cerchi di capirti via skype con un collaboratore è una situazione non facile da gestire. Se ti può consolare proprio quella situazione non sarebbe facile neanche per chi, come me, fa smartworking da “appena” 18 anni.

Ora, a proposito, non so se lo sai ma quando nel 2002 fondai la viva e vegeta web agency LCM Your Global Partner lo feci proprio con l’idea, ai quei tempi giudicata “aliena”, di non legarmi alla realtà locale ma piuttosto a quella globale, sfruttando quella strana cosa chiamata internet che oggi sembra scontata, ma che allora non era affatto.

Ma non sono qui a vantarmi del fatto di essere tra i pochi in Italia a non aver subito per il Coronavirus cambiamenti nelle mie abitudini professionali (non lavoro propriamente “da casa” ma usufruisco di un comodo ufficio sotto casa), ma a darti dei suggerimenti sul come affrontare questa situazione nel migliore dei modi. Beh, credo di avere le carte in regola per poterlo fare…

Lo so, il tuo lecito dubbio al momento è questo: come farò a pagare le spese? Come farò a guadagnare per mantenere me e la mia famiglia nei mesi a venire?

Già, perché l’emergenza Coronavirus non durerà poche settimane, ma mesi, forse tanti mesi.

Smartworking non è solo usare il pc da casa

Questo significa che se non vuoi contare sugli esigui aiuti statali, devi inventarti qualcosa, e farlo velocemente, per portare la tua attività dall’offline all’online. Magari non completamente, magari parzialmente, ma devi farlo!

Ecco. A questo punto penso che ti mangerai nuovamente le mani comprendendo che la questione è molto più complessa, ed infatti non risolvibile semplicemente usando il pc dalla cameretta dei tuoi figli. Il vero smartworking, infatti, non è un gesto, ma è una mentalità, è un approccio al lavoro, è una strategia, è qualcosa di diversissimo rispetto a fare videocall in streaming e basta.

Per trasmetterti bene questo concetto rispolvererò la banalissima (ma utilissima) info-grafica dedicata alla differenza tra strategia e strumenti e che uso sempre come slide nei miei corsi. Rieccola…

Mentre normalmente si intende l’attività di branding, in questo caso più semplicemente considera l’iceberg la tua attività.

Quando accendi il pc da casa in tempi di Coronavirus sperando di continuare il lavoro che stavi facendo fino a qualche tempo fa dall’ufficio, ti ritrovi esattamente come chi crede che per promuovere la propria attività online basti lanciare una campagna di Facebook Ads senza neanche avere un brand. Oppure come chi crede che per fare soldi basti avere un sito internet (magari grazie al “cugggino” smanettone che con 300 euro te lo fa). Come credi che andrebbe? Male, molto male. Gli strumenti (la punta dell’iceberg), da soli, non fanno vendere proprio nulla!

Ecco. Allo stesso modo non puoi pretendere di poter essere produttivo senza aver fatto, in precedenza, una lunga pianificazione strategica. Per inciso nel tuo caso non si tratta di fare solo una pianificazione pubblicitaria, quanto di più ampio respiro, qualcosa che non coinvolga solo la tua comunicazione ma anche e soprattutto il tuo modo di lavorare: il modello di business.

In parole povere, e qui vengo alla conclusione, un modello di business non si può trasformare da un giorno all’altro da offline ad online senza una certa preventiva e non banale preparazione.

Hai capito che rifondare il tuo modo di lavorare significa “operare strategicamente”, e che questa attività non banale occupa simbolicamente l’enorme parte sommersa dell’iceberg, vero?

Il VERO Smartworking

Per rafforzare il concetto facciamo finta che tu sia il titolare di una palestra tradizionale che è stata, come tutte, costretta a chiudere.

Immagina di essere a casa con coniuge e figli che gironzolano mentre ti deprimi perché sai di non poter adempiere agli abbonamenti sottoscritti i quali, com’è logico, non ti faranno più incassare. Fine della (triste) storia.

Immagina invece di essere il titolare dell’attività che sto per descriverti…

Una palestra che, appena iniziata l’emergenza Coronavirus e quindi la sua chiusura forzata, con prontezza si è convertita da offline ad online spingendo i propri clienti a fare spinning, addominali, pesi e attività simili attraverso un software per fare webinar in gruppo (piattaforma di e-learning).

Un’attività che di fatto non si è interrotta e che mantiene, e questo è l’aspetto in assoluto più importante, il CONTATTO con i propri clienti. Un contatto indubbiamente mantenibile anche con la comunicazione attraverso un banale quanto continuo utilizzo dei social, cosa ormai alla portata di tutti, ma che nel caso di questa palestra diventa esso stesso un nuovo modello di business

Le palestre che si sono convertite velocemente da offline a online esistono davvero. Qui la storia di un gruppo di trainer che ce la sta facendo.

Sto parlando di vendere informazioni

E’ qui che voglio andare a parare: l’unica chance “per fare cassa” che hai è ormai solo vendere le tue competenze. E già… in questi tempi di magra dal lavoro “pratico” non ti resta che occuparti di questo in alternativa al piangerti addosso. Che scegli?

Vedi… se hai le spalle larghe perché hai già fatto smartworking, se insomma un “pezzo” della tua attività fornisce già prodotti o servizi online, ti risulterà facile risollevarti (magari non del tutto, ma almeno in parte): dovrai semplicemente spingere queste attività il più possibile.

Se invece come la maggior parte dei piccoli imprenditori sei in balia degli eventi, eppure sai di valere perché hai tante competenze, non devi fare che iniziare a puntare su queste e sfruttare questi momenti in una sola cosa: creare i TUOI contenuti.

E allora… cosa fare?

Voglio farti qualche domanda per stimolarti durante le tue giornate di lavoro “casalingo”…

  • Perché non aprire un blog? Per farlo bene ti occorre un consulente (presente!), tuttavia se sei pratico WordPress può essere una soluzione lowcost per iniziare.
  • Perché non scrivere di più, e meglio, sui social, cercando di essere di aiuto anziché farne strumento di sfogo delle frustrazioni?
  • Perché sui social non metterci la faccia, letteralmente, ed in pubblico, trasponendo le tue dirette dalla sfera privata a quella pubblica, per dialogare DIRETTAMENTE con i tuoi vecchi e futuri clienti?
  • Perché, ad esempio, non iscriverti a Cam.tv (puoi farlo qui gratuitamente), la piattaforma che consente di monetizzare non solo indirettamente (esattamente come si può fare anche sui social più blasonati), ma anche direttamente (perché puoi venderli da subito trasformandoli in moneta sonante)?

Insomma, dalle domande retoriche avrai capito che questi tempi sono proprio maturi per dedicarti al tuo personal branding ed allo storytelling aziendale, per sporcarti le mani senza paura di sbagliare (chi non sbaglia?), per rilanciare la tua attività perché forse non ci avevi mai pensato finora ma la storia ti sta mettendo con le spalle al muro implorandoti di capire che il tuo business è fortemente legato alla tua marca personale.

Inoltre scusa se ti suonerà un rimprovero, ma è anche la volta buona che tu la smetta con le solite scuse per non interessarti completamente alla tua comunicazione. Ammettilo, ai consulenti di marketing chi ti suggerivano di produrre contenuti hai sempre risposto “non ho tempo!”.

Ecco, ora il tempo ce l’hai, mio caro! Non hai proprio più scuse per rimandare questa cosa che, come ti ho spiegato, è proprio diventata fondamentale.

Non ti resta insomma che buttarti a capofitto nell’online, in modo da rendere questo “strano periodo” la tua fase di analisi, di pianificazione strategica e di produzione di contenuti un vero e proprio “vantaggio competitivo” di cui godrai soprattutto quando l’emergenza sarà finita.

“O ti formi, o ti fermi” (perdona la frase da guru… ma veritiera!)

Concludo la mia lagna con un’ultima veloce lista di spunti pratici per te, amico imprenditore.

Lo so che sei annichilito dalla situazione in corso, ma ricorda che tu non sei una “persona normale”, tu sei un imprenditore… e quindi DEVI passare all’azione! Quindi…

  • Segui blog dedicati al personal branding (ad esempio il mio, proprio quello che stai leggendo adesso, ma guarda che coincidenza!)
  • Iscriviti a gruppi dedicati all’imprenditoria per acquisire nuove competenze e rimanere in contatto anche con chi, come te, vuole fare personal branding mantenendo viva la propria consapevolezza (ad esempio il mio gruppo Facebook #ImprenditoreVero, tra l’altro recentemente riavviato insieme all’amico formatore per le risorse umane Giuseppe Gervasi).
  • Leggi libri e guarda video dedicati al tema (ad esempio il nuovo canale Youtube di #ImprenditoreVero dove troverai le repliche delle dirette senza obbligo di iscriverti).

 

Per il resto ti abbraccio… di questi tempi in modo assolutamente virtuale…

Un abbraccio a distanza, ma vero, da imprenditore ad imprenditore!

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Leo Cascio

Leo Cascio

Consulente, formatore e divulgatore di web marketing, branding e personal branding, autore, co-autore e blogger, sono un siciliano innamorato di Milano, appassionato di inglese, marito e papà.