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L’Europa all’alba del 24 febbraio 2022 è ripiombata nell’incubo della guerra con l’Ucraina che è stata attaccata dalla Russia causando già dalle prime ore numerosi morti, feriti e danni. D’altronde questa è la guerra, ed è davvero triste e pazzesco che ancora nel 2022 questa piaga dell’umanità continui ad esistere.

In questo post non affronterò, ovviamente, la questione geopolitica: non è il luogo adatto e non ne ho le competenze.

Però di fronte ad una guerra assurda ed immotivata leggere certe frasi sui social volte a sminuire le vere responsabilità (che come leggerai sono molto più precise di quanto alcuni dicano) mi ha fatto davvero incazz… ehm girare le scatole al punto da voler parlare di questo argomento delicato sul mio blog.

Con ciò non intendo che non esistano “concause” di questa guerra, ma che di sicuro la stragrande (e ripeto STRAGRANDE) maggioranza delle cause scatenanti è legata alla folle strategia militare di Putin. 

Di fatto parliamo dell’attacco ad una nazione democratica ed indipendente: una barbarie che riporta alla mente lo scoppio della seconda guerra mondiale quando Hitler, dopo l’Austria e la Cecoslovacchia, occupò anche la Polonia.

Il problema di “bilanciamento” delle responsabilità

Ora, e qui ne approfitto per portare il discorso sul tema più congeniale della comunicazione, ciò che è avvenuto è vedere gente che sui social ha risposto alla denuncia dell’attacco di Putin con domande tipo “e allora Biden?” oppure “e allora la Nato?” rivelandosi il classico esempio in cui si vuole far passare la propria verità come fosse una bilanciata “via di mezzo” tra due verità diametralmente opposte, banalizzando di fatto la questione ed alleggerendo la responsabilità al vero colpevole.

Non serve essere politologi per capire che stiamo parlando di un attacco deliberato ad un’intera nazione che, per quanto potesse aver in qualche modo “provocato” la Madre Russia attraverso una futura adesione alla Nato con tanto di ingresso nella UE, non ha molte colpe.

Eppure c’è chi sui social, in nome proprio di una “fantomatica verità che sta in mezzo”, distoglie l’attenzione dal vero problema, o meglio, dal problema più grave. Di fatto creando una narrazione ingiusta che non rende merito alle vere vittime, creando una storia che di fatto è una fake news o, se non lo è propriamente, è di certo disinformazione.

Il concetto di verità

Quella dell’attacco bellico in Ucraina è un pretesto per parlare, in termini comunicativi, del concetto di verità.

Gli esempi in cui si tenta di banalizzarla, la verità, sono molteplici. La stessa storia umana è disseminata di banalizzazioni della verità, con il tentativo (purtroppo spesso riuscito) di far passare il piatto messaggio che “alla fine sono tutti uguali”.

Prendiamo ad esempio, sempre in tema storico e bellico, gli stermini degli ebrei da parte del nazifascismo e gli assassini perpetuati dai partigiani o dai comunisti. Anche lì, stessa storia: assassini che hanno entrambi commesso anche infamità, ma i numeri e le motivazioni sono ben diverse.

Per capirci: c’è chi ancora va dicendo che se il Nazifascismo è stato caccabua, l’Antifascismo è stato pure caccabua (come se quest’ultimo fosse della stessa quantità e “consistenza”).

Venendo ai giorni nostri gli ultimi 2 anni sono stati caratterizzati da una quantità industriale di banalizzazioni della verità.

Mi piace vincere facile ponci ponci ponci po’: la responsabilità di chi non ha voluto vaccinarsi fino all’ultimo, rallentando di fatto la macchina sanitaria che diversamente sarebbe stata molto più fluida, è stata banalizzata/sminuita da chi, al contrari, ha puntato il dito con veemenza contro i “politici incapaci” oppure i virologi resi famosi dalla TV. Come se non vaccinarsi facendo propaganda no-vax sui social (aggravando una crisi pandemica mondiale) possa essere paragonabile per gravità alle misure di contenimento del virus da parte del Governo che, eppure, sono state utili, anche se imperfette.

Il maggiore colpevole: il bias di conferma

Ora si potrebbe pensare che chi tende a vedere ed evidenziare quasta “verità di mezzo” lo faccia consapevolmente, magari con malizia o volontà razionale di portare acqua al proprio mulino “mentendo sapendo di mentire”.

Può essere vero, ma da appassionato e studioso di neuroscienze posso dire che spesso la spiegazione a questa assurda presa di posizione di molti non ha nulla a che fare con la consapevolezza bensì con l’inconsapevole attivazione del “bias di conferma”.

Il problema per cui molti non riescono a vedere la verità per quella che è, cioè secondo un punto di vista che non sia davvero imparziale, è da ricondurre al fatto che il cervello umano tende ad interpretare le cose cercando in tutti i modi di risparmiare “energia celebrale”. E così preferisce, inconsapevolmente, per non sforzarsi, di evitare di approfondire le questioni, evitando di mettere in dubbio le proprie credenze e, al contrario, “assecondandole naturalmente”.

Di fronte ad una attacco bellico vigliacco e senza scusanti il tizio in questione ne sminuisce la gravità accollando la metà della responsabilità a chi ne ha molta meno e spesso lo fa proprio perchè non riesce a gestire il bias di conferma. D’altronde è un “trigger inconsapevole” difficilissimo da controllare. Nel caso della citata neo-guerra in Ucraina, probabilmente ha un “pregiudizio” (o un giudizio dettato da informazioni distorte che ha letto) di tipo ideologico e politico di tipo “destra/sinistra”, e allora quando avviene un fatto in cui è palesemente criticabile la propria “fazione” tende istintivamente a sminuire la gravità dell’accaduto. 

Ecco perché nel caso che ho trattato che è di forte attualità il tizio non dirà, perchè l’evidenza è troppo palese, che Putin non ha colpe, ma “indorerà la pillola” e svierà l’attenzione con un imbarazzante “e allora Biden?”.

Dove sta la verità?

Dove sta allora la verità? Come riconoscerla? Se non sta in mezzo dov’è?

Ovviamente non esiste una risposta unica perchè la verità dipende sempre da caso a caso.

Tuttavia conoscere ed imparare ad individuale in noi stessi una potenziale attivazione del bias di conferma può aiutare a riconoscerla e a farla propria.

Questo bias trova infatti applicazione tipicamente nella tendenza dell’uomo a valutare le persone piuttosto che i fatti. E così un fatto negativo da parte di un soggetto di cui si ha buona considerazione diventa tendenzialmente “non rilevante”, o se è visibile, viene alleggerito di buona parte della responsabilità.

Ma la verità, di cui spesso alcuni addirittura si fregiano sui social di essere “paladini”, non è sempre a portata di mano. D’altronde la verità richiede un coraggio, un’onestà intellettuale ed una lucidità rare.

Cercare la verità richiede la consapevolezza e l’impegno reale di cambiare, eliminando tutte le credenze, spesso limitanti, che si hanno.

Per avvicinarsi alla verità nella sua reale essenza, quindi in modo davvero obiettivo, bisognerebbe svuotare letteralmente il cervello. Solo svuotando la mente dai pregiudizi (seppure farlo totalmente è scientificamente impossibile) è possibile imparare a vedere e valutare i singoli fatti e non i soggetti che li hanno compiuti la cui reputazione/fiducia può, diversamente, annebbiarne la visione. In tal senso la tecnica meditativa, scientificamente valida e riconosciuta, della mindfulness può essere utile. E farsi un’idea sui fatti da più fonti, purché autorevoli, idem.

La verità è mutevole, ma può esistere come può non esistere.

Può esistere dal momento che il punto di osservazione è comune, può non esistere se invece dipende propriamente da diversi punti di osservazione.

La famosa frase “la verità non esiste” che spesso molti usano per darsi un tono new-age, può essere vera quando parliamo di opinioni. Le opinioni d’altronde sono per definizione opinabili.

Ma la frase “la verità non esiste” può essere anche falsa quando i punti di osservazione sono gli stessi, ovvero se esiste un punto di osservazione (riferimento) comune. In tal caso parliamo di fatti. La matematica, ad esempio, decreta verità incontestabili proprio per questo motivo, perchè il numero 2 è il numero 2 sia per me che per te. Non ci sono ca… voli!

Concludendo

Quando dico che la verità non sta sempre in mezzo intendo anche quei concetti e che la verità, quando certi fatti sono incontestabili cioè osservati e documentati da tutti e quindi reali. Ad esempio nel caso dell’attacco militare di Putin all’Ucraina riscontrando da foto o video delle esplosioni nella capitale Kiev, che dimostrano che esiste eccome. E come tale non può essere in alcun modo contestata, sminuita o banalizzata.

Se lo si fa, attenzione perchè si commette una grave disinformazione o addirittura un’ingiustizia. E se questa si scrive pubblicamente sui social, si rischia di ammazzare la propria reputazione e credibilità.

Fatto ancor più grave in un contesto, quello bellico (che non è poi dissimile da quello sanitario legato alla pandemia), che riguarda la vita e la morte di tante persone in grandissima parte innocenti.


Leo Cascio

Leo Cascio

Sono brand builder, creator, consulente, formatore e divulgatore di web marketing. Autore del libro "Personal Branding sui Social" (link Amazon).
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