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Chi non conosce la frase “il silenzio è d’oro”? Credo nessuno. D’altronde è la risposta perfetta che a volte si dà ai chiacchieroni, a chi parla troppo ed a sproposito.

Credo invece che pochi sappiano che quella frase è stata estrapolata da un proverbio italiano dalle origini ignote e che non mette in luce solo il valore del silenzio ma anche della parola.

Il proverbio è “il silenzio è d’oro, la parola è d’argento”.

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Questa cosa mi ha fatto un po’ pensare.

Già perchè un conto è ricordare quanto sia importante il fatto di non proferir parola e di ascoltare, di ricordarci che non siamo affatto obbligati (anche se spesso ci sentiamo obbligati, specie su social) a dire per forza la nostra, un altro conto è ricordare anche che ciò non deve per forza sminuire l’importanza di dire la nostra, e cioè l’importanza di comunicare.

D’altronde l’argento non è l’oro, certo, ma è comunque un metallo prezioso, e qualcosa dovrà pur dire.

Insomma credo che quel proverbio, nella sua interezza, sia molto più utile del solo ricordo di quanto sia importante il silenzio, perchè “il silenzio è d’oro”, preso singolarmente, rischia di fatto di diventare un alibi per chi non proferisce parola per paura di esporsi, un modo per girarsi dall’altra parte di fronte ai problemi, una scusa che ci si racconta per non risolvere crisi, lasciando però che imperversino e si ingigantiscano.

Il punto infatti non è stare in silenzio “senza se e senza ma” ma stare in silenzio SOLO in determinati casi.

E quello cruciale è capire quali sono questi determinati casi ed agire, razionalmente attraverso il controllo delle emozioni, di conseguenza (anzi, non farlo affatto, ché a volte l’immobilismo, il non fare assolutamente nulla, paga molto di più del fare).

Chiediamocelo allora quando è meglio (per tutti, non solo per noi stessi) non comunicare affatto rispetto a comunicare!

Possiamo farlo ad esempio sin da ora riflettendo sulla nostra comunicazione, prendendo la decisione di fermarci dal commentare in determinate situazioni, tipicamente quando non padroneggiamo l’argomento, sia online che offline.

Ma allo stesso tempo decidiamo di prendere la decisione di comunicare quando capiamo che una presa di posizione è utile ed importante, perchè magari fa il bene della società (basti pensare alla virtuosa pratica del “fake news bunking”, ovvero lo smascheramento documentato delle notizie false) e definisce la nostra identità personale e, nel lavoro, il nostro personal brand.

Che importanza percentuale dai al binomio silenzio/parola?

Per me, pur riconoscendo il fondamentale ruolo del silenzio, è un bilanciato 50/50.

D’altronde, come recita il “prima assioma della comunicazione”, anche il silenzio è parola. E tu?


Leo Cascio

Leo Cascio

Sono brand builder, creator, consulente, formatore e divulgatore di web marketing. Autore del libro "Personal Branding sui Social" (link Amazon).
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